𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐓𝐄: 𝐢𝐥 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐍𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐎𝐙𝐈𝐎

Mantova è indubbiamente una delle città più belle d’Italia e non a caso, solo qualche anno fa è stata nominata capitale della cultura di tutta Europa, un riconoscimento non da poco che si è guadagnata grazie alla sua storia, ai monumenti e ai palazzi ricchi di arte e cultura.

La città è conosciuta soprattutto per la sua architettura rinascimentale e per gli imponenti palazzi fatti costruire dai Gonzaga; fra cui il Castello di San Giorgio,  Palazzo Te e Palazzo Ducale. Proprio quest’ultimo rappresenta una tappa obbligata per chiunque passi nelle vicinanze della cittadina Lombarda, dove vi troverete immersi nello sfarzo di un tempo passato con ampi saloni, giardini, scuderie e passaggi segreti.

Il lungo passato della città si mostra in tutto il suo splendore nei magnifici palazzi che si specchiano nell’acqua creando un’aura di magia che, nel corso dei secoli, ha incantato artisti e poeti. Non a caso lo scrittore Aldous Huxley la definì la città più romantica del mondo.

STORIA DI PALAZZO TE

“Un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso”.

Nel XV secolo, Mantova appariva come una grande isola collegata con altre tre isole minori. Su una di queste isolette vi erano le scuderie di famiglia dove Francesco II, padre di Federico II Gonzaga, amava addestrare i suoi cavalli. 

Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico II decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago, del riposo e dei festosi ricevimenti assieme agli ospiti più illustri, dove poter sottrarsi ai doveri politici e istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti.

Abituato alla vita agiata e al vivere nelle ville romane, nel 1525 commissionò la costruzione di Palazzo Te, all’architetto Giulio Romano, allievo di Raffaello.

La costruzione durò dieci anni e rappresenta senza dubbio un capolavoro dell’architettura manierista. Giulio Romano progetta, col contributo di tanti altri pittori, palazzo Te sullo schema architettonico delle antiche Domus romane, alternando agli elementi architettonici quelli naturali che la zona offriva, dando libero sfogo a tutto il suo estro creativo. Tuttavia, diversamente da quello che si può pensare, l’origine del nome “Te” non ha nulla a che fare con l’anglosassone rito del tè delle 5; Palazzo Te si chiama così’ perché fu’ costruito su un’isoletta chiamata fin dal medioevo Tejeto, forse dal latino tilietum, località di tigli, e poi abbreviata in te.

ARCHITETTURA

Il complesso è formato da un edificio a pianta quadrata costruito attorno ad un cortile centrale.

Il lato est del palazzo è completato da un porticato che si apre su un giardino fiancheggiato da due ali – una delle quali un tempo ospitava una citroniera – a cui è collegato da un ponte pedonale; un emiciclo colonnato chiude il giardino sul lato opposto all’edificio principale. Il complesso comprende anche un piccolo edificio con un giardino interno, conosciuto come Appartamento del Giardino Segreto, che il Marchese usava come piccola residenza intima e privata.

LE STANZE DI PALAZZO TE

Oltre che come straordinaria opera architettonica, Palazzo Te è celebre per gli affreschi che decorano i suoi ambienti, tutti caratteristici e legati a un tema particolare. Gli affreschi e l’apparato decorativo furono realizzati da Giulio Romano insieme ad un gruppo di allievi e collaboratori che comprendeva anche, tra altri, Raffaellino del Colle e Rinaldo Mantovano.

Tra le più importanti citiamo:

  • Sala dei cavalli: i Gonzaga erano famosi per la cui con cui allevavano cavalli, incrociando anche specie diverse per ricavarne esemplari da corsa. In questa stanza sono raffigurati i migliori cavalli della famiglia Gonzaga.
  • Camera degli stucchi: come si evince dal nome è una stanza ornata di eleganti stucchi che narrano le virtù militari dei Gonzaga
  • Camera di Amore e Psiche: una delle sale ispirate alla metamorfosi di Apulcio. È la celebrazione della natura positiva e del risveglio dell’Amore.

Tra tutte probabilmente la sala dei giganti è un vero e proprio capolavoro: l’affresco fu dipinto fra il 1532 e il 1535 ricoprendo la sala dalle pareti al soffitto con l’illusionistica rappresentazione della battaglia tra i Giganti che tentano l’assalto a Zeus e all’Olimpo.

La camera è la più famosa e spettacolare del palazzo, sia per il dinamismo e la potenza espressiva delle enormi e tumultuose immagini, sia per l’audace ideazione pittorica, volta a negare i limiti architettonici dell’ambiente, in maniera tale che la pittura non abbia altri vincoli spaziali se non quelli generati dalla realtà dipinta.

 Giulio Romano, infatti, intervenne proprio per celare gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale: smussa gli angoli tra le pareti, gli angoli tra le pareti e la volta e realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico di ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, alla base delle pareti. Con questo stupefacente artificio unitario e illusionistico, l’artista intende catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto, per produrre in lui stupore e sensazione di straniamento.

“Non si pensi alcuno di vedere mai opera di pennello più orribile e spaventosa, né più naturale di questa. E chi entra in quella stanza, non può non temere che ogni cosa non gli rovini addosso”.  (Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, 3-1)



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